PATTO DI STABILITÀ: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. È riuscita, come si prevedeva, la mediazione della presidenza lussemburghese: il patto di stabilità e di crescita è stato finalmente aggiornato, dopo un lungo dibattito e non poche tensioni.
” “Jean-Claude Juncker, unico capo di governo europeo rimasto in attività tra i firmatari del patto di Maastricht, ha condotto in porto una operazione politica molto delicata. Da un lato, infatti, occorreva confermare il rispetto delle regole, dall’altro era necessario dare un segnale nel senso che la politica economica e monetaria ha bisogno di un governo e di un indirizzo politico. Insomma, se Maastricht, all’inizio degli anni Novanta, doveva “obbligare alla virtù”, oggi, facendo salvo questo obiettivo, occorre guardare avanti, al ruolo dei singoli Paesi e dell’area euro nel quadro del sistema mondiale. È, infatti, sul versante del sistema della concorrenza globale che l’Europa deve trovare un suo profilo, attrezzandosi convenientemente.
” “Il punto sembra proprio come salvaguardare e sviluppare il modello sociale europeo, capace di assicurare benessere diffuso, distanze sociali sostanzialmente accettabili e buona protezione dei più deboli, mantenendo e anzi sviluppando l’efficienza del suo sistema economico. Urge, infatti, dare risposte in termini di prospettive di medio periodo a giovani e meno giovani che non si rassegnano ad un futuro di precariato. Non si può assolutamente rinunciare alle specificità della democrazia sociale di mercato, che contempera il ruolo dello Stato e quello del mercato a servizio della libertà e della giustizia sociale, ma bisogna aggiornarlo convenientemente e soprattutto rimuoverne rigidità, rendite e blocchi, che appesantiscono i diversi sistema-Paese sfidati, comunque sia, ad uscire dal proprio guscio auto-referenziale.
” “Si intrecciano insomma due ordini di questioni strutturali, relative appunto da una parte all’evoluzione armonica dei sistema-Paese di democrazia sociale di mercato e dall’altra alla governance delle istituzioni europee, a partire proprio dalla Bce di Francoforte. Le politiche economiche strutturali dei singoli Paesi e segnatamente i maggiori dell’area euro, Germania, Francia e Italia non possono ormai che pensarsi in un quadro comune.
” “Il compromesso di Bruxelles insomma rilancia l’idea di un sistema europeo complesso, lento, ma teso, comunque sia, all’obiettivo di raggiungere il massimo possibile del consenso. Quadrando il cerchio del rapporto tra le ragioni del livello nazionale e di quello europeo, tra le ragioni della politica e della tecnostruttura.
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