"In un tempo in cui i rapidi cambiamenti culturali e sociali allentano il senso della tradizione ed espongono specialmente le nuove generazioni al rischio di smarrire il rapporto con le proprie radici, il sacerdote è chiamato ad essere, nella comunità a lui affidata, l’uomo del ricordo fedele di Cristo e di tutto il suo mistero". È quanto ricorda il Papa ai sacerdoti nella tradizionale lettera che invia loro per il Giovedì Santo, diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. "Noi sacerdoti afferma Giovanni Paolo II – siamo i celebranti, ma anche i custodi" del mistero eucaristico. "Dal nostro rapporto con l’Eucaristia spiega il Papa – trae il suo senso più esigente anche la condizione ‘sacra’ della nostra vita. Essa deve trasparire da tutto il nostro modo di essere, ma innanzitutto dal modo stesso di celebrare. Mettiamoci per questo alla scuola dei Santi! Stare davanti a Gesù Eucaristia, approfittare, in certo senso, delle nostre ‘solitudini’ per riempirle di questa Presenza, significa dare alla nostra consacrazione tutto il calore dell’intimità con Cristo, da cui prende gioia e senso la nostra vita". L’attesa della venuta di Cristo, prosegue il Papa, "nella spiritualità sacerdotale deve essere vissuta nella forma propria della carità pastorale. Il sacerdote è uno che, nonostante il passare degli anni, continua ad irradiare giovinezza. Soprattutto nel contesto della nuova evangelizzazione, ai sacerdoti la gente ha diritto di rivolgersi con la speranza di ‘vedere’ in loro Cristo. Ne sentono il bisogno in particolare i giovani, che Cristo continua a chiamare a sé per farseli amici e per proporre ad alcuni di loro la donazione totale alla causa del Regno. Un sacerdote ‘conquistato’ da Cristo più facilmente ‘conquista’ altri alla decisione di correre la stessa avventura". La lettera si chiude con un pensiero mariano: "Imploro Maria, per tutti voi, le affido specialmente i più anziani, gli ammalati, quanti si trovano in difficoltà".