"Sarebbe auspicabile un maggior impegno da parte dello Stato a sostenere economicamente le attività delle Fondazioni antiusura". Così dichiara al Sir mons. Alberto D’Urso, Segretario Nazionale della Consulta Antiusura e presidente della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici, che ha sede a Bari. E aggiunge: "dopo i mancati rifinanziamenti delle leggi nazionali in materia di usura e di aiuto alle vittime di richieste estorsive, le nostre Fondazioni proseguono l’attività solo grazie a sostanze proprie, ai contributi di solidarietà e al lavoro di oltre duemila volontari". Mons. D’urso, domani, nel capoluogo pugliese, incontrerà la stampa per presentare il bilancio 2004 della Fondazione di cui è presidente, ma sarà anche l’occasione per guardare alla situazione italiana. Negli ultimi dieci anni il fenomeno ha assunto una nuova fisionomia. "Innanzitutto", dice D’Urso, "aumentano le denunce da parte delle vittime: in un anno i casi seguiti dalle Fondazioni aderenti alla Consulta (ormai abbiamo almeno una sede in ogni regione) sono passati da 3 a 7 milioni. Fatto che si è tradotto in circa 30 milioni di euro in elargizioni". Ma chi cade, oggi, nella rete degli usurai? "Sono sempre più le famiglie", risponde, "indebitate a causa del diminuito potere di acquisto dei salari o, sempre più, perché strette nella morsa del gioco d’azzardo". Fra le vittime, i dati rilevano una crescita allarmante di pensionati e casalinghe. "È una situazione", spiega il segretario, "che ha subito un’accelerazione da quando si sono aperte le sale per il Bingo e le giocate del Lotto sono triplicate. È per questo", conclude, "che invitiamo ad essere accorti e guardiamo con molta preoccupazione alla proposta di istituire un Casinò in ogni regione". Il prossimo 23 marzo mons. D’Urso incontrerà il Ministro delle Finanze per richiedere formalmente i fondi necessari ad aiutare le famiglie in difficoltà e, soprattutto, a fare prevenzione.