” ““La piccola minoranza dei cristiani, schiacciata da tutti, poco presa in considerazione e povera sotto tanti punti di vista, è aggrappata alla sua identità e alle sue radici cristiane. E’ un modo per dire ‘noi ci siamo’ e ‘Gesù è qui con noi’. C’è una fierezza che deve essere sottolineata”. E’ questo il messaggio “forte” che arriva dalla Terra Santa al mondo cristiano per la Pasqua 2005 secondo il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. In un’intervista al Sir (on line su old.agensir.it) il Custode ricorda che “essere cristiani in Terra Santa è difficile, Nonostante ciò le comunità locali lo riaffermano ogni giorno in modo anche nuovo”. “Tra i nostri cristiani spiega – si sente sempre più spesso dire, specie tra i giovani, di non volere solo ricevere dal mondo ma anche dare. Vogliono essere educati a dare e a costruire da soli il loro futuro”. Per questo motivo, aggiunge padre Pizzaballa “dobbiamo aiutarli nella riflessione di fede, a progettare il futuro in questa Terra. Lo scambio con altre esperienze di chiesa non potrà che giovare. Questo è quello che chiedono alla Chiesa universale”. Il Custode ribadisce l’importanza della colletta del Venerdì Santo ‘pro Luoghi Santi’: “Dal momento che le radici della Chiesa universale sono a Gerusalemme, questa non appartiene solo alla chiesa locale ma a tutta la Chiesa. La colletta è una forma concreta di solidarietà e di unità con la Chiesa madre. I fondi che vengono raccolti sono utilizzati per il mantenimento delle opere delle diverse chiese di Gerusalemme e dei Luoghi Santi, scuole, santuari, istituti di carità e di assistenza”. Ma c’è un’altra forma di solidarietà che sta a cuore al Custode, i pellegrinaggi: “non c’è nessun timore per i pellegrini in Terra Santa. Farsi pellegrino in Terra Santa significa tornare al Vangelo. Molti stanno tornando”. Non manca infine un riferimento alla situazione mediorientale: “l’impressione è quella di trovarci davanti ad una nuova pagina non solo per la Terra Santa ma di tutto il Medio Oriente. Gli avvenimenti del Libano, fino a qualche anno fa erano impensabili. Qualcosa si sta muovendo in bene ed in modo pacifico. Le autorità palestinesi hanno vietato agli Imam musulmani linguaggi violenti. Sono atteggiamenti che se mantenuti porteranno frutto. La Chiese è chiamata a pregare per questo”.
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