” “Ora in Thailandia la nuova emergenza provocato dallo tsunami sono gli “zingari del mare” e i rifugiati dalla Birmania. Sono decine di migliaia di persone apolidi o non registrate all’anagrafe che rischiano di non poter ricominciare normalmente la loro vita o, peggio, di finire in un campo profughi o di essere rimpatriati, con tutti i rischi che ne conseguono. La Chiesa sta facendo il possibile per aiutarli. Lo racconta al Sir in una intervista pubblicata oggi sul bisettimanale – padre Angelo Campagnoli, 69 anni, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) in Thailandia da 32 anni, a Chiang Mai, in questi giorni in Italia. Nelle zone disastrate i cattolici sono circa 2.000 e intervengono negli aiuti tramite la Fondazione della diocesi di Suratthani, che si muove autonomamente, con progetti approvati dal vescovo. Passata la prima emergenza il problema più impellente, spiega padre Campagnoli, “sono tutte quelle persone non registrate all’anagrafe. Accade già dai tempi dei boat people del Vietnam o dei rifugiati dal Laos, dalla Cambogia e dalla Birmania. Sulle coste ci sono i moken, chiamati anche ‘zingari del mare’, di origine indonesiana e apolidi, vivono dove possono, in alloggi abusivi. E in quella zona ci sono moltissimi birmani rifugiati e senza documenti: anche i loro villaggi abusivi sono stati spazzati via. I nostri gruppi cattolici stanno facendo di tutto e in fretta per cercare di aiutarli, altrimenti il governo ha già annunciato di fare pulizia in quelle zone e costruire invece dei resort turistici. Non si sa la cifra esatta, ma si pensa che siano decine di migliaia di apolidi, e attualmente sono i più bisognosi di aiuto”. Padre Campagnoli racconta che molti di loro vivono in due tendopoli: “A 350 famiglie abbiamo dato un aiuto con denaro, cucine a gas, contenitori e rifornimenti alimentari, fino a che non troveranno un lavoro. Non vogliono farsi registrare perché altrimenti vengono messi nei campi profughi, che sembrano dei veri e propri campi di concentramento”. “Tempo fa ne ho visto uno continua -, era circondato da filo spinato, ospitava 70.000 persone che non possono nemmeno lavorare. Attualmente chi non è registrato viene espatriato o messo in questi campi”. In Thailandia saranno circa un milione i profughi, soprattutto al Nord. “Come Chiesa ci diamo da fare per far ottenere loro la cittadinanza. Alcuni nostri giovani hanno perfino preso una aspettativa al lavoro per dedicarsi giorno e notte agli aiuti”.