Tre quarti della popolazione povera del mondo è composta da donne e bambini: uno "scandalo" e una "tragedia", questa, che dimostra come "il cammino delle donne è ancora lungo", e che nonostante i "grandi traguardi raggiunti" incontra "nuove sfide". E’ l’analisi della questione femminile fatta da Mary Ann Glendon, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, nel corso della 49a Sessione della Commissione Onu sullo Stato delle Donne, in svolgimento a New York fino all’11 marzo. "Gli stessi anni in cui abbiamo assistito a grandi progressi per molte donne si legge nel testo dell’intervento, diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede hanno portato nuove forme di povertà per molte altre, e nuove minacce alla vita e alla dignità umana". Nei Paesi in via di sviluppo, ha fatto notare la relatrice, "centinaia di milioni di donne e bambini sono privi di adeguata nutrizione, sanità e diritti sanitari di base. Perfino nelle società ricche, la minaccia della povertà è predominante per donne e bambini, poiché esiste una forte correlazione tra rottura delle famigli e femminilizzazione della povertà. I costi del rapido sviluppo dei divorzi e delle famiglie monoparentali sono ricaduti pesantemente sulle donne, e ancora di più su quelle donne che hanno fatto sacrifici personali". "Finché non ci saranno le condizioni per ogni ragazza di sviluppare pienamente il suo potenziale umano ha esclamato Glendon non soltanto il progresso delle donne sarà impedito, ma l’umanità sarà privata di una delle sue più grandi risorse inutilizzate di intelligenza e creatività". Altro tema trattato dell’esponente della Santa Sede, l’aumento nella popolazione mondiale degli anziani, il cui "futuro" pone "crescenti interrogativi seri", specialmente per le donne che, "con la loro maggiore longevità", sono "più a rischio di dipendenza e riduzione in povertà". "In un mondo che ha concluso la relatrice ò è diventato pericolosamente negligente nel proteggere la vita umana e il suo fragile inizio e compimento, le donne anziano sono particolarmente a rischio". Per quanto riguarda la vita quotidiana, secondo Glendon occorre che il "lavoro di cura, pagato o non pagato", riceva "il rispetto che gli compete come una delle forme più importanti di lavoro umano".