EUROPA: TREANOR (COMECE), "LE CHIESE STABILISCANO UN PARTENARIATO AL SERVIZIO DEGLI EUROPEI". SU SIREUROPA IL RICORDO DEI 25 ANNI DELLA COMECE

“Venticinque anni al servizio del progetto europeo meritano di essere messi in rilievo. Soprattutto nel caso di una risposta positiva e attiva della Chiesa ad un progetto cosi unico in termini politici, sociali ed etici come quello dell’Unione europea". Così Noël Treanor ricorda la data del 3 marzo 1980 quando la Santa Sede creò la Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece), composta dai vescovi delegati dagli stessi episcopati. Nell’editoriale che apparirà sul numero di oggi di SirEuropa (on line da stasera su old.agensir.it) Treanor, che della Comece è il segretario generale, rievoca le fasi della nascita e gli scopi della Commissione: "Coloro che con lungimiranza diedero vita alla Comece volevano creare un’interfaccia tra i processi decisionali delle istituzioni europee e la Chiesa, sviluppando l’opinione pubblica europea cristiana e incoraggiando lo studio dei problemi a lungo termine nell’ambito della costruzione europea". Ma con un’impronta "innovativa" grazie ad "un meccanismo sopranazionale tramite il quale le conferenze episcopali nazionali avrebbero collaborato e portato il loro contributo alle istituzioni europee" secondo le aspirazioni della costituzione pastorale del Vaticano II sulla Chiesa nel mondo, Gaudium et Spes. Alla Comece, così come alle altre organizzazioni della Chiesa, si legge nell’editoriale,
spetta il merito di aver "elaborato un metodo di dialogo tra la comunità ecclesiale e la società politica, cosi come descritto nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa". Un impegno che ha portato le Chiese a "a scambi regolari colle istituzioni dell’Unione. Alla fine, questa cooperazione informale ha portato a passi storici come la Dichiarazione n°11 annessa al Trattato d’Amsterdam e l’articolo 1-52 del Trattato Costituzionale". "Le Chiese e le tradizioni religiose – conclude Treanor – devono prendere nota del fatto che è divenuto oramai urgente che l’antropologia cristiana partecipi al dibattito sul modello sociale europeo e sull’identità europea. Devono cioè stabilire un partenariato al servizio di tutti gli europei".   ” ”