” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Parole commosse ha dedicato il cardinale Ruini, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei, alla memoria di Nicola Calipari, tragicamente perito in occasione dell’operazione che ha portato alla liberazione di Giuliana Sgrena. È un nuovo tributo di sangue italiano, un amaro contributo, sulla strada che deve portare alla pacificazione e alla ricostruzione dell’Iraq e, più in generale, del Medio Oriente. L’emozione è tanto più viva, il cordoglio è tanto più grave perché Calipari è caduto vittima del “fuoco amico”, secondo modalità che i vertici politici e militari americani si sono impegnati a chiarire fino in fondo. Non è infatti possibile che restino ombre sul gravissimo episodio, come ha giustamente indicato il premier italiano, con l’immediata convocazione dell’ambasciatore.
” “Proprio perché stiamo attraversando, dopo le elezioni del 30 gennaio in Iraq e dopo l’insediamento del nuovo governo palestinese, un momento molto importante. Si intravede, infatti, nonostante continuino le violenze in entrambi gli scacchieri, che qualcosa è cambiato. Dopo la sfida del terrorismo globale e la guerra, nulla è come prima e soprattutto nulla può più essere come prima. Sembra che quella sorta di equilibrio di opposte impotenze, che aveva il suo fulcro nell’irrisolto conflitto israelo-palestinese, ma si ripercuoteva fino all’Iran ed all’Arabia Saudita, sia messo in discussione in maniera radicale. Certo, c’è spazio per nuove violenze, per ulteriori conflitti, interni, come in Egitto, in Arabia Saudita, o internazionali, come in Iran o in Siria, o ancora con il terrorismo palestinese o quello di Al-Qaeda. Ma c’è anche la possibilità di voltare pagina, a poco meno di un secolo dalla fine della prima guerra mondiale e dal crollo dell’impero turco. Da allora infatti tutta l’area cerca un equilibrio, da allora in quest’area si giocano conflitti per procura, che quasi sanguinosamente rappresentano conflitti di portata planetaria.
” “Bush jr., cercando di andare oltre il padre, ha rotto gli equilibri, ha avviato un processo nuovo. Agli Stati Uniti la responsabilità di aggiustare il tiro, dopo i non pochi errori, che il tragico e sempre crescente numero delle vittime della guerra e dell’attuale dopoguerra certifica. Agli altri Paesi, a partire da quelli europei, fino agli stessi Paesi arabi, l’obbligo, dettato prima di tutto dal realismo politico, dunque dagli interessi, di giocare il gioco, di costruire il nuovo assetto. A partire dal Libano, ancora una volta laboratorio cruciale, fino all’Iran, enigmatico convitato di pietra alla partita risolutiva di questi mesi, di questi anni. Alto è il prezzo pagato e probabilmente ancora da pagare, moltissimi sono gli interessi contrari, ma forse si può intravedere una prospettiva. Da sviluppare con coraggio e con prudenza.