“Competenza”, “passione”, “coerenza”, “autorevolezza” capacità di “migliorare” il proprio “tono umano” all’insegna del “rispetto per ogni alunno” e della “stima per i colleghi”. E’, in sintesi, l’identikit dell’insegnante di religione nella nuova scuola della riforma, così come è stato tracciato da don Orioldo Marson, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Portogruaro(Venezia), nel corso del l’incontro nazionale dei direttori e responsabili diocesani dell’Irc, in svolgimento a Taranto (fino a domani) sul tema “L’Irc dentro il cambiamento”. Intervenendo oggi al convegno promosso dal Servizio Irc della Cei, don Marson ha invitato gli insegnanti di religione a “prendere posizione” all’interno del “clima di relativismo in cui ci troviamo”, aiutando così i loro alunni a “orientarsi” nel “vuoto culturale” che li circonda, grazie a precisi “criteri di riferimento”. “La scuola rischia di svolgere un ruolo sempre meno incisivo nella cultura dei giovani”, è il grido d’allarme del relatore, secondo il quale “il modello aziendalista e la sua irrealistica fede nella capacità risolutiva della competizione, della concorrenza, avviliscono la scuola, invece che esaltarne la funzione, ne mortificano il valore educativo e il bisogno essenziale di pluralismo”. Di qui la necessità, per Marson, di dar corpo ad “alleanze costruttive e circoli virtuosi” che siano in grado di andare “al di là di schemi ormai obsoleti, come quelli che tendono da una parte e dall’altra a contrapporre scuola pubblica statale e scuola pubblica non statale”. All’incontro di Taranto partecipano circa 200 persone, in rappresentanza di 150 diocesi; gli insegnanti di religione, in Italia, sono oltre 20mila (più dell’80% dei quali laici) “a disposizione” del 92,7% delle famiglie italiane che (in media) nell’anno scolastico 2003-2004 ha scelto di avvalersi dell’Irc nelle scuole. Con il decreto ministeriale del 28 dicembre 2004, è stata sancita l’immissione in ruolo del 70% degli insegnanti di religione, a cominciare dai 15.366 che verranno inseriti nell’arco dei prossimi tre anni scolastici.