Dall’indagine sul welfare nelle aree rurali, svolta dall’Iref e dalla facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, emergono ancora altri dati interessanti. Per esempio, voti alti vengono assegnati alle zone rurali per quanto riguarda il costo della vita (voto 8), la tranquillità e la sicurezza (quasi 9), l’ambiente in cui crescono i bambini (8,7) e l’assenza di traffico. In altre parole l’area rurale è quella che meglio consente di conciliare la vita familiare con il lavoro. Promozione per i servizi di base come la sanità, la scuola e i servizi per l’infanzia. Buona, per il 96,8% dei casi, la scuola materna ed elementare (96% per la media inferiore e superiore) mentre analogo giudizio riguarda (89,8% dei soddisfatti) le poste, i trasporti pubblici (72,8%), le farmacie (97,4%) e le banche (97,3%). Anche in campagna il principale problema legato alla sanità è quello del tempo medio per ottenere una visita (per il quasi 50% degli intervistati), seguito dalla qualità del servizio (18,7%) e dalla distanza da ospedali e Usl (15,5%).
Tra gli aspetti negativi del vivere in zone rurali le poche opportunità date ai giovani. A pensarla così è, infatti, il 71% degli intervistati. Senza dimenticare che quasi un terzo delle persone (31,4%) chiede maggiori attività ricreative e sportive per i giovani ed il 23,5% un potenziamento dei collegamenti con l’ampliamento della rete stradale. Quasi la metà, invece, denuncia la mancanza di strutture per i giovani, scarsità di analoghi servizi per i disabili (54,6%) o centri per anziani (36,3%) mentre, in prospettiva, quasi il 40% (37,6%), definisce il settore agricolo nella zona in cui vive "importante ma in declino". A ritenere l’agricoltura un’opportunità di lavoro è il 50,2% contro il 49,8%. Più successo riscuote l’agriturismo: il 35% lo considera un’attività con un futuro certo, seguito da un 25% che crede nell’opportunità offerta dalla coltivazione di prodotti di qualità.