"Riportare unità nel Mediterraneo" sostenendo il processo di Barcellona; "creare una pace giusta e duratura nella regione"; rafforzare la cooperazione tra la sponda europea, quella africana e quella mediorientale, per "una lotta al terrorismo operativa ed efficace" e per una "gestione ordinata dei flussi migratori". L’intervento di re Juan Carlos ha fatto decollare il dibattito al vertice euromediterraneo, in corso nella città catalana, alla presenza dei leader dei 25 Stati aderenti all’Ue e dei dieci (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Autorità palestinese, Siria, Tunisia e Turchia) che aderiscono al partenariato inaugurato dieci anni or sono, il 28 novembre 1995, proprio a Barcellona. Il sovrano spagnolo, replicando forse alle posizioni che sottolineano gli "scarsi risultati ottenuti in questi dieci anni da Euromed", ha affermato che "l’associazione mediterranea è un progetto di lungo periodo" e quindi dieci anni "sono un lasso di tempo troppo breve per giudicare il cammino compiuto". Già da ieri, in vista del summit, diverse Organizzazioni non governative e intellettuali africani avevano denunciato "la persistenza di regimi dittatoriali nella regione". Dall’incontro, che si concluderà entro questa sera, dovrebbero emergere una dichiarazione politica di rilancio di Euromed, un programma di lavoro quinquennale e un "codice di condotta" comune per combattere il terrorismo. Nella giornata sono previsti interventi di numerosi esponenti politici e dei vertici dell’Unione europea.