"Il fatto che la legge 194 abbia eliminato il divieto di aborto non significa che anche negli ambiti in cui l’aborto non è proibito non permanga il dovere dello Stato e delle istituzioni di proteggere il diritto alla vita dei nascituri, in forme diverse sperabilmente più efficaci della norma penale". Lo ha detto Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), illustrando oggi ai giornalisti la posizione del Movimento a proposito della legge sull’aborto e della modifica di quella sui consultori, tornate in questi giorni all’attenzione della pubblica opinione, con "equivocità" e "semplificazioni", ha commentato Casini. Il Movimento per la vita chiede, in primo luogo, "una riforma dei Consultori familiari, che ne faccia "lo strumento con cui lo Stato e le istituzioni proteggono il diritto alla vita". Ciò implica, ha precisato il presidente, "la loro esclusione dell’iter abortivo, attribuendo loro soltanto funzioni di consulenza, chiarificazione e aiuto senza necessità di autorizzare l’aborto né in forma diretta né in forma indiretta". "È possibile evitare l’aborto con la consulenza e l’aiuto, ponendosi accanto alle madri e non contro di loro", ha proseguito Casini citando i 30 anni di attività dei 600 Centri di aiuto alla vita (Cav) diffusi su tutto il territorio italiano, che hanno fino ad oggi già "salvato" 70.000 bambini, molti dei quali con madri che avevano già "il certificato per l’interruzione volontaria di gravidanza in mano". Nella "grande maggioranza dei casi", è la denuncia del Movimento per la vita, la legge 194 "è stata interpretata non solo come una rinuncia a vietare l’aborto, ma anche come rinuncia a difendere il diritto alla vita", a partire da "una concezione della prevenzione che la riduce alla prevenzione del concepimento e che, pertanto, ritiene inevitabile l’interruzione volontaria di gravidanza in qualsiasi situazione di gravidanza non desiderata" (segue).