CINEMA E FEDE: MONS. FOLEY (SANTA SEDE), ABBANDONARSI ALLA "TENTAZONE DI CREDERE" È UN "ATTO DI CORAGGIO" CONTRO "INDIFFERENZA" RELIGIOSA

In un mondo come quello attuale,  in cui "si passa dall’indifferenza religiosa all’estremismo religioso", abbandonarsi alla "tentazione di credere" significa "fare un atto di coraggio, un salto di qualità a livello esistenziale". Lo ha detto mons. John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, intervenendo oggi al Convegno internazionale su cinema e spiritualità, in corso a Roma sul tema: "Tentazione di credere".  "Credere – ha proseguito l’esponente vaticano – significa abbandonarsi al Mistero, lasciarsi sedurre dalla Parola di Dio",  e "la fede è una benevola tentazione per noi, una tentazione a cui abbandonarsi sopprimendo la ragione strettamente razionale, per fare posto ad un’umiltà in grado di aprirsi alla comprensione della rivelazione di un Dio di Amore". "Come cattolico – ha aggiunto Foley – ritengo che l’esperienza di credere sia determinante per leggere il percorso della propria realtà, ma credo anche che la fede sia una scelta difficile, perché accogliendola non ci si può fermare di fronte alla pura apparenza, ma occorre andare al di là degli eventi per riuscire a cogliere il loro senso più profondo e per fare ciò non bastano i criteri della razionalità". Il cinema, secondo il presidente del dicastero pontificio è "un veicolo adatto a farci camminare su percorsi di senso e di spiritualità", perché "i grandi registi sanno raccontare le storie di uomini e donne di ogni tempo e cultura agli uomini e alle donne di oggi, facendo da eco ad esperienze personali di grande intensità". Di qui l’auspicio che il cinema "continui a mettersi a servizio dell’uomo, per guidarlo ad una comprensione spirituale della propria esistenza".