Il "benefico influsso" della Chiesa alla società civile non si esercita attraverso "indebite invasioni di campo", né con "ingerenze" o "pretese di privilegio", ma grazie al "contributo libero" di uomini e donne, "cittadini cristiani che laicamente si impegnano con tutti ad edificare una vita buona nella nostra società plurale". Lo ha detto il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, durante l’omelia della Messa celebrata oggi in occasione della Festa della Madonna della Salute. Per il porporato, "ogni ambiente famiglia, quartiere, scuola, università, lavoro, economia, mass media è familiare al cristiano e alla comunità cristiana, così come contenuto del suo interesse appassionato e del suo impegno è il mondo intero", ed "in modo speciale la vita delle comunità cristiane sparse per il mondo". "Venezia è l’auspicio di Scola può essere un lavorio di nuova laicità": un compito, questo, a cui "i cristiani non intendono sottrarsi ma, al contrario, sono spinti dalla loro fede a collaborare, con tutti i soggetti che operano nella nostra società civile, sotto la guida delle autorità istituzionali, all’edificazione di una nuova società plurale". "La grande trasformazione antropologica, sociale, economica, massmediatica che in atto è infatti la tesi di fondo del patriarca di Venezia invita tutti quanti ad un confronto umile, libero ed appassionato. Tutti i soggetti in campo, di qualunque fede o convinzione, insieme debbono cercare la vita della vita buona e del buon governo". I cristiani in particolare, ha concluso Scola, devono essere "franchi nel proporre alla libertà altrui le proprie convinzioni e le vie per attuarle, ma rispettosi della narrazione degli altri, solleciti nella costruzione del bene comune attraverso il concreto ‘compromesso nobile’ che è il cuore della politica, vera anima, quando è disinteressata e sollecita, di una democrazia sostanziale".