"Vuoi che diciamo qualcosa a tuo papà?": è stata la domanda rivolta dal comandante del plotone incaricato dell’esecuzione di Josè Sanchez del Rio, giovanissimo martire messicano, appena tredicenne, che venne ucciso la sera del 10 febbraio 1928. Il ragazzo, già agonizzante rispose: "Che ci vedremo in cielo. Viva Cristo Re!. Viva Santa Maria di Guadalupe!". E’ uno degli episodi legati alle figure dei 13 martiri messicani, beatificati ieri a Guadalajara, in Messico, presenti il card. Giovanni Sandoval Iniguez e i vescovi delle rispettive diocesi. Il giovane Josè era rimasto affascinato dalla testimonianza di Anacleto Gonzales Flores, allora leader della cosiddetta "Unione Popolare", che aveva versato il suo sangue per difendere la fede cattolica insieme ad altri "cristeros". Aveva chiesto al Signore la grazia di poter essere lui stesso martire e l’occasione venne in occasione di una battaglia tra l’esercito federale ed i "cristeros", quando il giovane venne catturato. Di questi episodi è pieno il martirologio messicano dell’epoca e il Papa Benedetto XVI ha emanato oggi una Lettera apostolica in cui ha iscritto nell’Albo dei Beati martiri i due citati insieme con altri 11 martiri. Il Papa, nella stessa lettera ha anche fissato il 20 novembre come festa liturgica in cui si ricorda la loro figura e l’esempio dato morendo "per Cristo".