RIFORMA COSTITUZIONE: NOTA SIR

 Pubblichiamo la nota Sir sull’approvazione del Senato della riforma della seconda parte della Costituzione Norme assai controverse erano state definite nella prolusione ai lavori dell’assemblea Cei in corso ad Assisi. L’aggettivo fotografa bene l’atteggiamento complessivo dell’opinione pubblica di fronte alla conclusione dell’iter del progetto di riforma della seconda parte della Costituzione, passato ieri a Palazzo Madama tra polemiche e qualche sorpresa, come l’addio del vicepresidente del Senato Fisichella – contrario alla riforma – ad Alleanza Nazionale.
La parola passa così agli elettori. Non c’è dubbio infatti che verrà sollecitamente utilizzata la norma dell’articolo 138 della Costituzione, che prevede la possibilità, per un quinto dei componenti di una Camera, cinque consigli regionali o mezzo milione di elettori, di chiedere un referendum confermativo. Sarebbe la seconda volta: anche la riforma del titolo quinto della Costituzione votata nel crepuscolo della scorsa legislatura dal centro-sinistra seguì lo stesso iter.
Dirà dunque il popolo sovrano se questa stagione di riforme costituzionali votate a maggioranza porterà ad un nuovo equilibrio costituzionale oppure resterà consegnata agli archivi come uno dei capitoli della lunga ed aggrovigliata transizione di questo decennio. Il testo della riforma infatti, lungi dal limitarsi alla cosiddetta "devolution", su cui si è fatto il massimo del battage, comporta cambiamenti assai rilevanti e non sempre del tutto chiari nella forma di governo, tanto da portare a quella che allora sì si potrebbe chiamare una "seconda Repubblica".
Su questi profili è necessario che si sviluppi di qui alla scadenza referendaria un pacato ma profondo dibattito, guardando alla sostanza dei problemi e non agli interessi a breve degli schieramenti e delle forze politiche, che la cronaca ci dimostra siano assai mutevoli. Il nostro Paese infatti è chiamato a molteplici sfide, nello scacchiere europeo ed internazionale: può giocare un ruolo significativo, perché dispone di grandi potenzialità, ma per farlo deve potere contare su una struttura istituzionale e su attori politici adeguati. In questo senso conforta il riferimento, ancora attualissimo, al dibattito costituzionale di sessant’anni fa ed ai grandi che l’animarono, primo fra tutti Alcide De Gasperi di cui da poco si sono concluse le celebrazioni del cinquantenario. Il suo esempio, giustamente rilanciato, può ben rappresentare un punto di riferimento, sicuro e creativo, per tutti.