ECUMENISMO: ROWAN WILLIAMS SU EPISCOPATO FEMMINILE, INVITO ALLA CAUTELA E ALL’ASCOLTO DI CHI LA PENSA DIVERSAMENTE

Un invito alla cautela è stato lanciato questa mattina dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ai membri dell’VIII Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra che tra gli argomenti di discussione messi in agenda figura la delicata questione sull’apertura o meno dell’episcopato alle donne. Un dibattito che sta andando avanti nella Chiesa d’Inghilterra da almeno un anno e che dovrebbe concludersi per l’inizio del 2006. Prendendo la parola, Williams ha fatto riferimento anche ad un altro problema che sta profondamente incidendo sulla unità della Comunione anglicana, quella relativa all’ordinazione episcopale negli Stati Uniti di un vescovo dichiaratamente gay. "Ognuno di noi – ha detto Williams – conosce le minacce di divisioni che esistono all’interno della Comunione. Siamo dolorosamente a conoscenza delle discussioni in merito alla sessualità e delle tensioni e complicazioni che si registrano attorno alla questione dell’ordinazione delle donne come vescovo". Il dibattito in merito alla sessualità è reso ancora più complicato per "la reciproca ignoranza" che divide i Paesi del Sud e del Nord del mondo. Per questo – ha proposto l’arcivescovo – è importante promuovere una più profonda comunione tra i membri delle diverse province. "Se ogni membro di questo Sinodo si prende l’impegno di mettersi in contatto con qualcuno di un’altra provincia che non è probabilmente dello stesso punto di vista, potremmo almeno evitare di cadere in visioni caricaturali da entrambi le parti". La stessa cosa dovrebbe avvenire anche a riguardo dell’episcopato femminile. "Quando nella mia diocesi in Galles discutevamo sulla donne prete dieci anni fa – ricorda Williams – abbiamo predisposto incontri di preghiera tra persone di opinioni opposte". "Sono i membri del Sinodo – ha chiesto Williams – pronti a sottoscrivere un simile impegno e di raccomandarlo a tutta la Chiesa?". Riguardo poi alla questione dell’episcopato femminile, l’arcivescovo ha detto: "credo che sia veramente utile cercare una struttura che permetta ciò che io ho chiamato il pluralismo interattivo", una situazione cioè "in cui la differenza sia pubblicamente riconosciuta e abbia spazio", senza "esclusione da un serio grado di lavoro condiviso, risorse condivise e responsabilità comuni".