Citando poi l’Accordo con la Spagna del 28 luglio 1976, mons. Lajolo ha ricordato che il Concilio Vaticano II ha stabilito “principi fondamentali” come “la mutua indipendenza” ma anche “una sana collaborazione” tra la comunità politica e la Chiesa; “la libertà religiosa come diritto della persona umana” e “la libertà della Chiesa” come “principio basilare delle relazioni tra la Chiesa ed i pubblici poteri”.
Nel suo intervento mons. Lajolo affronta anche i casi in cui la Chiesa ha stipulato accordi con governi e regimi totalitari. “Si è dunque rimproverato alla Santa Sede di aver talvolta accettato di concludere accordi anche con regimi totalitari, dando loro in qualche modo un avallo morale e facilitandone la presenza nel contesto internazionale. In merito va però precisato anzitutto che con tali accordi la Santa Sede non ha mai riconosciuto un determinato regime; a norma del diritto internazionale, chi stipula l’accordo è lo Stato, che resta, e non il governo, o il regime, che invece passa. Né si può dimenticare che la Santa Sede, nel concludere degli accordi, mira a proteggere la libertà della Chiesa in un Paese e il diritto di libertà religiosa dei singoli fedeli e dei cittadini, e questo può risultare ancor più necessario proprio quando chi governa lo Stato non rispetta pienamente i diritti fondamentali”. Mons. Lajolo ha quindi citato il concordato stipulato da Pio XII con il Reich nel 1933 ed ha riportato un brano del discorso che quel Pontefice tenne al Collegio Cardinalizio del 2 giugno 1945. “Bisogna riconoscere che il Concordato negli anni seguenti procurò qualche vantaggio, o almeno impedì mali maggiori. Infatti, nonostante tutte le violazioni di cui divenne ben presto l’oggetto, esso lasciava ai cattolici una base giuridica di difesa, un campo sul quale trincerarsi per continuare ad affrontare, fino a quando fosse loro possibile, il flutto sempre crescente della persecuzione religiosa”.