Quando la Santa Sede stipula concordati e accordi con i diversi soggetti nazionali ed internazionali lo fa per meglio collaborare con essi a "servizio della persona umana e del bene comune", rispettando sempre "una chiara distinzione dei ruoli". Lo ha precisato mons. Giovanni Lajolo, segretario per i rapporti con gli Stati, intervenendo a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana ad un convegno promosso dalla ambasciata di Polonia presso la Santa Sede su "La diplomazia concordataria della Santa Sede nel XX secolo: tipologia dei concordati". Lo "spirito e le grandi finalità che animano la Santa Sede, quando essa conclude concordati e accordi ha detto Lajolo – si possono capitolare nel concetto di ‘libertà della Chiesa’, ma più adeguatamente, credo, nella volontà della Chiesa di collaborare, nella chiara distinzione dei ruoli, con le istanze statali ed altre pertinenti istanze pubbliche a servizio della persona umana e del bene comune e, quindi, ‘ultra saepta Ecclesiae’, non solo dei fedeli cattolici". Il rappresentante vaticano ha proposto una dettagliata ricostruzione storica di questo istituto giuridico a partire dal primo concordato dello storia, quello di Worms del 1112, tra Callisto II e l’imperatore Enrico V e passando per i Patti Lateranensi, stipulati sotto il Pontificato di Pio XI nell’11 febbraio 1929. Sebbene il Concilio Vaticano II ha proseguito mons. Lajolo "non ha fatto riferimento ai concordati, gli insegnamenti e disposizioni conciliari hanno però avuto un influsso, e non irrilevante, sulla successiva attività concordataria della Santa Sede".