Dal ’68 alla rivoluzione informatica, dalla globalizzazione all’emigrazione, dal sottosviluppo e dalla fame alla “crescita rapida e tumultuosa di grandi nazioni di antica civiltà che si pongono ormai come nuove protagoniste sulla scena mondiale”. Fino al “salto di qualità del terrorismo internazionale”, che a partire dall’11 settembre 2001 “costituisce una deriva tragica rispetto al legittimo risveglio identitario dei popoli islamici”: questi alcuni “cambiamenti” che per i vescovi italiani hanno portato all’attuale assetto mondiale. Altro fattore destinato ad incidere sulla cultura dominante è secondo la Chiesa italiana “la nuova frontiera delle biotecnologie, che sono solo ai loro inizi – ha ammonito il cardinale – ma già comportano straordinarie possibilità e interrogativi altrettanto profondi”. Per far fronte a cambiamenti di tale portata, ha fatto presente Ruini citando uno dei due temi portanti dell’assise episcopale (oltre alla pastorale sanitaria), servono preti capaci di "assumere una più marcata caratterizzazione missionaria", tramite "una identità spirituale e ministeriale ben chiara e profondamente radicata in Cristo, lieta e convinta della propria appartenenza ecclesiale, e al contempo aperta ed ‘estroversa’, capace cioè di capire le persone e i contesti sociali e culturali in cui si è chiamati ad operare, di testimoniare con la vita e di proporre amabilmente e coraggiosamente la fede e la sequela di Cristo, in maniera diretta e personale ed in ogni opportuna circostanza". Nei seminari, dunque, "occorre aiutare i candidati al sacerdozio a fare sintesi della loro fede personale ed ecclesiale, a livello non solo intellettuale ma anche vitale e in rapporto alla società e alla cultura" e formare sacerdoti "forti e motivati, idonei a diventare per le comunità guide e punti di riferimenti", senza "appiattimento" o "fughe nell’intimismo o nell’estetismo".