MINORI STRANIERI: RAPPORTO CARITAS/UNICEF, “NON C’È CONFLITTUALITÀ E DEVIANZA TRA GLI ADOLESCENTI IN ITALIA”. ALTRI SONO I PROBLEMI (2)

Riguardo alle condizioni sanitarie i dati mostrano che “non sembra più rilevabile il forte gap di salute alla nascita, registrabile fino a pochi anni fa tra minori italiani e stranieri”, anche se le difficoltà sono legate a condizioni di vita difficile e alle abitudini culturali che portano i genitori a non rivolgersi al pediatra o ai servizi sanitari se non in caso di emergenza. Totalmente assente è infatti il concetto di prevenzione. Molte famiglie straniere devono gestire però grossi problemi nell’accudimento nella fascia di età 0-3 anni, “difficili da superare per gli stessi italiani”, per gli immigrati addirittura “insormontabili”. “La maggioranza delle famiglie straniere – spiega Nanni – cerca al proprio interno le risorse in grado di fronteggiare eventuali emergenze, ma lo scarso peso delle relazioni interetniche e tra famiglie determina spesso l’incapacità di risolvere alcuni problemi pratici e urgenti. Le difficoltà possono spingere le famiglie a rinviare il bambino nel paese di origine, dove viene accudito dai nonni o altri membri della comunità parentale”. Altro problema segnalato dal Rapporto è un intervento pubblico “debole”, con una “tendenza alla riduzione della presa in carico dei minorenni extracomunitari”.