Domenica prossima, 13 novembre, Charles de Foucauld sarà riconosciuto dalla Chiesa, come uno dei suoi figli prediletti, Beato. Ne hanno parlato, a Milano, nel corso dell’incontro che si è tenuto ieri sera presso la cappella San Francesco dell’Università Cattolica, tre studiosi: Maurice Borrmans, missionario dei padri bianchi e docente al Pontificio Istituto di studi arabi, Lionel Galand membro corrispondente dell’Institut de France, direttore di studi libico-berberi all’École Pratique des Hautes Études, Vermondo Brugnatelli, professore di antropologia all’università Bicocca di Milano. "Charles de Foucauld, classe 1858, di famiglia nobile, orfano a sei anni, militare di carriera, francese di nascita ed educazione, trappista e appassionatamente cristiano, svolge il clou del suo apostolato fra i Tuareg", introduce Vermondo Brugnatelli. Ed è una personalità-chiave nello studio della spiritualità nord-africana. "La sua utopia era quella di una ricerca di convivialità franco-maghrebina che operasse verso il bene nel rispetto delle differenze. Obiettivo estremamente all’avanguardia e non facile, anche dal punto di vista linguistico, dal momento che il berbero ha un enorme ventaglio di varianti, sfumature, dialetti", chiarisce Galand. Ma il desiderio di imitare Cristo lo sostiene. "Sono certo diceva che Dio accoglierà i buoni e gli onesti, anche se non sono cattolici", riferisce Maurice Borrmans, che ricorda con commozione l’autenticità evangelica di questo fratello di Gesù morto assassinato per mano di un Tuareg, il 1 dicembre 1916.” ”