TAV TORINO-LIONE: CATTOLICI DELLA VAL SUSA, NO ALLA VIOLENZA, SÌ ALLA "RESPONSABILITA’" E AL "CONFRONTO POLITICO"

"Non è con l’interruzione delle linee ferroviarie e stradali, o non è scagliandosi contro le Olimpiadi internali di Torino 2006 che si potranno meglio comunicare il disagio e il dissenso".E’ quanto si legge in un documento firmato dai sacerdoti, comunità religiose e movimenti ecclesiali della Valle di Susa sulle problematiche legate alla realizzazione di "grandi opere" in Valle, in particolare sulla realizzazione della linea ferroviaria internazionale ad alta velocità (TAV) Torino-Lione. "La domanda – si legge nel testo – non può essere risolta semplicemente con un: sei favorevole o no al TAV o al raddoppiamento del Frejus o alla realizzazione di grandi opere sul nostro territorio, ma è più profonda e complessa e pone al centro l’uomo, il modello di sviluppo che intende perseguire e il rapporto tra comunità globale e comunità locale. In questi giorni l’incalzare degli eventi stimola tutti ad un atteggiamento di ulteriore grande responsabilità e intelligenza, per non consentire alla violenza di penetrare tra la nostra gente". Secondo i firmatari del documento, "non si può delegare ai risultati degli scontri tra polizia e manifestanti l’individuazione delle scelte più efficaci per superare le contrapposizioni. E’ sul tavolo del confronto politico che si individuano le decisioni corrette e appropriate". I due presidenti delle comunità montane della Valle di Susa, nei giorni scorsi, hanno richiamato questo principio fondante del vivere civile e hanno rigettato qualsiasi provocazione terroristica: "La forza delle idee – per i fedeli della Val Susa – si misura sul campo del confronto dialettico, sempre rispettoso della dignità dell’interlocutore, qualsiasi opinione egli abbia o qualsiasi sia la percentuale numerica di popolazione che rappresenta. Non è con l’interruzione delle linee ferroviarie e stradali, o non è scagliandosi contro le Olimpiadi invernali di Torino 2006 che si potranno meglio comunicare il disagio e il dissenso". Solo se "ciascuno si impegnerà" con responsabilità "nel proprio campo specifico di competenza professionale, educativa, sociale e politica", è la conclusione della nota,  si potrà "trovare una via di soluzione per non restare in un’impasse pericolosa".