FRANCIA IN FIAMME: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
C’è un dato che impressiona, nelle violenze metropolitane scatenate in Francia: l’assenza di politica. Non hanno una prospettiva politica le bande di "rompi-tutto", ma non sembrano avere una capacità di interlocuzione, cioè di iniziativa politica neppure le forze di governo e di opposizione transalpine. Ecco allora che i fatti della banlieue di Parigi, al di là dei gravissimi problemi di ordine pubblico e di integrazione che mettono in evidenza, avvertono anche di una nuova stagione. Le sole parole d’ordine vagamente politiche udite in questi giorni spiazzano infatti l’osservatore tradizionale, quando ci si sente dire, in perfetto francese "Baghdad è qui". Rivolte dunque non politiche, ma identitarie o nichiliste, quando gli estremi di una identità caricaturale e di un nichilismo pratico si congiungono nel disegnare un orizzonte privo di speranza. E così spiazzano la politica ufficiale, quella delle maggioranze e delle opposizioni, di un bipolarismo che in Francia forse più che in altri Paesi europei sopravvive e si auto-alimenta solo come simulacro.
È una rivolta, è stato detto, della terza generazione (di immigrati): la prima generazione è arrivata, la seconda ha lavorato duramente, la terza generazione si sta confrontando con uno dei grandi temi della gioventù europea: le aspettative o l’assenza di aspettative. La sfida non è da poco. I problemi di ordine pubblico saranno prima o poi risolti (o quantomeno tamponati), come le emergenze sociali, ma il problema è appunto politico.
Bisogna, allora, cercare di affrontare la sfida, o quantomeno bisogna cominciare ad attrezzarsi, guardandosi innanzi da due insidie, il moralismo e il sociologismo. Alcune cose sembrano lapalissiane. Prima di tutto la decisa condanna della violenza: in qualsiasi forma, non può essere tollerata. E nello stesso tempo la consapevolezza del disagio, nelle sue molteplici forme, la questione della qualità della vita nelle periferie, quella dell’ambiente urbano e delle relazioni sociali, la questione delle opportunità per tutti. Ma c’è qualcosa di più. Il presidente dei vescovi francesi, riflettendo a caldo sugli avvenimenti, ha ricordato il lavoro quotidiano "di tante associazioni e istituzioni al fine di creare dei legami di solidarietà per un vivere insieme fraterno". Ha sottolineato "quanto può essere preziosa la presenza di piccole comunità religiose nei quartieri", perché "è vitale aprire a queste nuove generazioni, spesso in debito di speranza, un avvenire di libertà, di dignità, di rispetto per l’altro".
Ecco allora perché la politica è in affanno. Perché non ha coraggio di aprire registri nuovi. Ed ecco perché serve, eccome. Ma serve articolata in questo modo pluralistico e fortemente e sinceramente capace di parlare di bene comune.