"Viviamo in un mondo si legge nella Dichiarazione di Lione sempre più plurale e multiculturale" e questa convivenza "può suscitare malintesi e paure". I media hanno una grande responsabilità: "Possono favorire il vivere comune aiutandoci ad accettare e ad accogliere la diversità delle nostre identità". Ma possono "al contrario favorire la violenza, quando rafforzano le tendenze settarie, quando cedono al sensazionalismo, quando riproducono stereotipi sugli altri, quando incitano all’odio". Per questo, Signis propone ai professionisti della comunicazione una serie di obiettivi. Innanzitutto chiede ai media di "mettere in comunicazione le persone, i gruppi, i popoli", favorendo una "rappresentazione vera e giusta dei differenti gruppi" che compongono la società, aprendo "il dialogo tra le culture e le religioni" e facendo attenzione "alla forza emozionale dei suoni e, ancora di più, delle immagini". Occorre anche si legge nel testo di Signis salvaguardare "l’indipendenza editoriale dei media nelle situazioni di conflitto, sostenendo coloro che lottano per la libertà di espressione e per i diritti dell’uomo e rispettando il pubblico con una informazione seria e approfondita". Infine, si chiede ai giornalisti di "essere vigilanti al ruolo dei media nelle situazioni di conflitto, cercando di mettere in luce e le cause e le radici degli avvenimenti" e denunciando le situazioni di ingiustizia strutturale e occasionale". "Per noi, professionisti dei media e cristiani scrive Signis contribuire a una cultura della pace, ci impegna a essere voce dei senza voce e a dare un volto a chi volto non ha. Tutto ciò esige il rischio del coraggio, per un servizio profetico". La Dichiarazione si conclude ricordando coloro che "hanno perso la vita" per compiere questo servizio.” “