ROMA-BAGHDAD: UNIVERSITÀ ITALIANE E IRACHENE INSIEME PER MIGLIORARE L’ASSISTENZA SANITARIA

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"Il progetto ‘Simona’ è nato con lo scopo di migliorare l’assistenza sanitaria in Iraq attraverso la collaborazione a distanza fra le realtà universitarie italiane e irachene e permettere la formazione e l’aggiornamento permanente dei medici iracheni". Compie tre mesi il collegamento in atto tra il dipartimento di Biotecnologie cellulari ed ematologia dell’Università La Sapienza di Roma, il Policlinico Umberto I, il Teaching Hospital (già Al-Mansour) di Baghdad, e l’Esa (Agenzia spaziale europea), che da agosto permette di favorire le cure dei pazienti del nosocomio iracheno con l’ausilio dell’esperienza medica italiana. Martedì 8 novembre, presso l’università romana, verrà presentato tale progetto di telemedicina – che prende il nome delle due volontarie italiane sequestrate e liberate in Iraq – "realizzato grazie alla convergenza fra ricerca medica, ricerca tecnologica e Ong". Il collegamento satellitare audio e video, realizzato grazie a Esa, "rende possibile – spiegano i responsabili dell’Agenzia che ha sede a Parigi – un consulto su una diagnosi o una terapia. Nei casi più critici, permette di stabilire se sia opportuno trasferire un paziente da Baghdad a Roma". "In genere si tratta di bambini per i quali è necessario un trapianto di midollo osseo – chiarisce Lina Colitta, responsabile della Telbios, società che ha realizzato i servizi di telemedicina impiegati -. Il Teaching Hospital è infatti il centro onco-ematologico di riferimento dell’intero Iraq, soprattutto per la cura dei bambini fino a 15 anni. E, com’è facile immaginare, deve operare in una situazione di assoluta emergenza". Nell’ultimo mese "sono stati seguiti 20 pazienti" e "si è registrata una riduzione del 50% della mortalità dei bambini affetti da leucemia acuta mieloide presso l’ospedale di Baghdad".