CALABRIA: DIOCESI DI SAN MARCO ARGENTANO-SCALEA, ANCHE IL BULLISMO FORMA "LE FUTURE LEVE DELLA CRIMINALITÀ ADULTA"

"Se la lotta alla criminalità in Calabria come in qualunque altra regione d’Italia non diventa lotta di popolo, nessuno può illudersi di poter debellare o sradicare questa barbarie, nonostante l’impegno, anche straordinario,delle forze di polizia e degli inquirenti in larga parte neppure calabresi": è quanto scrive Antonio Coscarelli, presidente della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di San Marco Argentano-Scalea dopo i recenti episodi che hanno portato la Calabria al centro della cronaca nazionale.
Si tratta di una "sfida" con un lungo elenco di violenze e intimidazioni contro i pubblici amministratori: circa settanta negli ultimi nove mesi. "La minaccia alla politica, alle istituzioni democratiche ed agli amministratori e rappresentanti delle istituzioni – si legge in una nota dal titolo "Calabria: un’emergenza criminale che si rinnova", diffusa oggi – è divenuta allarmante, gravissima, attuale e soffocante. Essa viene dalla più potente organizzazione criminale: dalla ‘ndrangheta’ e dalle ‘ndrine’ calabresi. Per Coscarelli è "urgente" intervenire sugli apparati giudiziari calabresi afflitti da "gravi carenze negli organici amministrativi e giudiziari". Il presidente della Commissione diocesana cita infine la Scuola di formazione interdiocesana all’impegno socio-politico "G. La Pira" che già dallo scorso anno ha avviato una ricerca-intervento su "La percezione del reato e le politiche di prevenzione", la cui finalità principale è proprio quella di promuovere l’impegno dei giovani, dei genitori e di diverse istituzioni contro il "bullismo" ovvero "contro tutte quelle forme di microcriminalità giovanile che si registrano sempre più nelle scuole o nelle sue immediate adiacenze. E’ infatti, reale e concreto il rischio che questi ragazzi diventino le future leve della criminalità adulta di domani".