Il 27 ottobre prossimo sono diciannove anni dal famoso incontro di preghiera per la pace dei rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi (27 ottobre 1986), invitati da Giovanni Paolo II ma "già ora nel cambiamento avvenuto nella Sede apostolica, si può osservare l’importanza di quell’incontro, che ha dato visibilità mediatica ad un modo diverso di rapportarsi tra appartenenti di diversa fede religiosa". A sostenerlo, in una nota per il Sir, è l’esperto di ecumenismo e dialogo interreligioso, don Elio Bromuri, per il quale "lo spirito di Assisi passa da un Pontefice ad un altro, con perfetta coerenza e con uguale impegno, scaturito dalla dichiarazione Nostra Aetate che si avvale di quarant’anni di sedimentazione nella coscienza ecclesiale e sostiene la volontà di Benedetto, dichiarata nell’incontro con i musulmani di Colonia che il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso infatti è una necessità vitale da cui dipende in gran parte il nostro futuro”. Ora, avverte don Bromuri, "tale dialogo non sarà efficace, anzi non sarà possibile, perché non avrà neppure la dignità di un vero dialogo sincero se non sarà alimentato e illuminato dallo “spirito di Assisi”, sia che spirito si scriva con la “s” minuscola, intendendolo come uno stile, un metodo, un modello, sia, e tanto più, se si scriva, come sarebbe giusto, con la “S” maiuscola, considerandolo una manifestazione dello Spirito di Dio che soffia dove vuole. Quel giorno, a detta dei testimoni, soffiò sul Colle del Paradiso e si manifestò conclude la nota – anche con l’epifania dell’arcobaleno, segno biblico inconfondibile di pace".” ”