RU486: MONS. PLOTTI (PISA), PONE “SERIE DOMANDE ALLA COSCIENZA” E INDEBOLISCE “LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITÀ”

“La possibilità di praticare l’aborto attraverso il farmaco RU 486 pone serie domande alla coscienza dei credenti, al senso di umanità di tutti i cittadini, alla responsabilità delle autorità civili e del personale” sanitario, e spinge a “domandarsi se l’idea di un aborto ‘più facile’ non finisca per indebolire ulteriormente il principio della tutela sociale della maternità”. E’ quanto afferma mons. Alessandro Plotti, arcivescovo di Pisa e presidente dei vescovi toscani, intervenendo sul dibattito innestato dalla richiesta della clinica ginecologica di Pontedera di importare dalla Francia la pillola abortiva. “L’aborto – prosegue mons. Plotti in una nota che “Toscana Oggi” pubblicherà domani – è un’oggettiva e grave violazione del diritto alla vita, dono di Dio che nessuna creatura è autorizzata a sopprimere” e il fatto “che una legge dello Stato, in determinate situazioni, consenta la volontaria interruzione della gravidanza non attenua la gravità morale dell’atto”. Quanto alla legge 194, ricorda il presule, “prima di ammettere la facoltà di abortire, prevede precise procedure e appositi servizi volti a consentire alla donna” di valutare “possibili scelte alternative”, e la stessa legge precisa che “l’aborto deve essere praticato in una struttura sanitaria pubblica o autorizzata”. Esprimendo il timore che “l’idea di un aborto ‘più facile’ finisca per indebolire ulteriormente il principio della tutela sociale della maternità”, mons. Plotti conclude: “Così la nostra società fa un altro passo avanti sulla via dell’individualismo, che prevale sul senso di responsabilità personale e comunitario”