Tra il 1991 e il 2002 i lavoratori immigrati iscritti all’Inps sono passati da 209.220 a 1.426.391, con un aumento di quasi 7 volte. Il rapporto con gli iscritti italiani è di 1 a 8/9. Sono i primi dati di una ricerca realizzata dall’Inps con la collaborazione del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, e presentata questa mattina a Roma. Secondo l’indagine, intitolata “Immigrazione: una risorsa da tutelare”, il 69,5% di questi lavoratori immigrati ha un contratto di lavoro dipendente, il 24,4% è impegnato nel lavoro domestico e il 3,3% nel settore agricolo. I lavoratori autonomi costituiscono il 2,8% del totale. Un terzo del totale (34,3%)è rappresentato dalle donne. Il 12,2% di essi viene dalla Romania, il 10,3% dall’Albania, il 10,0% dal Marocco. La maggiore presenza si registra nelle regioni del Nord dove è attivo circa il 60% dei lavoratori immigrati; nella sola Lombardia risiede il 22% del totale nazionale. Per Francesco Lotito, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza Inps, “questa ricerca intende fare chiarezza su un dibattito a volte confuso, e che produce un’inaccettabile alterazione della realtà”. Per Lotito “l’immigrazione non va vista come un problema o un costo, essa è piuttosto una risorsa” e i dati lo dimostrano: “oggi l’Inps paga una pensione ogni 175 lavoratori immigrati, contro le 300 pensioni erogate per ogni 1000 italiani”. L’immigrato, insomma, “è un contribuente netto: alimenta i fondi previdenziali, ma raramente ne usufruisce esercitando così una funzione benefica per l’equilibrio del sistema previdenziale/assistenziale”.