"La via dello sguardo è una via che può portare alla rivelazione di Dio e a una comunione con Lui. L’opera d’arte rivela una verità più profonda di ciò che appare e si imprime ai nostri sguardi quotidiani: si può dire che l’arte si fa sempre opera di trasfigurazione". Lo ha detto Enzo Bianchi durante il convegno Amei, "Ammirare e comunicare. L’esperienza estetica e i contenuti dell’arte religiosa nei musei", che si è aperto ieri a Susa. "E’ un vizio cristiano attuale ha osservato Bianchi – quello che, per una riscoperta tardiva di quella che è la verità giudaico-ebraica, tende ad eliminare ogni possibilità di sguardo e di visione a favore del primato dell’ascolto. Se da un lato ha detto invece Bianchi noi dobbiamo affermare il primato dell’ascolto della Parola, non dobbiamo mai svilire la via della visione che è anch’essa portatrice di rivelazione". "Nell’opera d’arte ha spiegato – il visibile in realtà rivela l’invisibile ed interroga sempre il visibile. E l’esperienza estetica è quella che offre il massimo di interiorità a credenti e non credenti. Anzi ha aggiunto- di intimità, perché noi siano toccati sensibilmente nel corpo nel cuore e nello spirito da questa esperienza". "Con questo ha precisato – non dobbiamo affermare che c’è identificazione troppo semplice e rapida tra emozione ed esperienza spirituale. Si tratta infatti di passare dall’emozione estetica alla sensibilità spirituale che l’opera d’arte suscita. Tuttavia ha concluso – non si può negare all’esperienza estetica la grazia di poter far maturare una vera esperienza spirituale". ” ”