I rappresentanti delle varie confessioni e religioni sottolineano la necessità di lavorare insieme, visto che “l’isolamento dagli altri, in particolare ai danni degli altri, non porta al benessere della comunità né di uno solo dei popoli o di un singolo gruppo”. Il documento si dice contrario, inoltre, alla proposta di introdurre una nuova tassa, l’Iva sugli acquisti, “un attacco insostenibile al tenore di vita della già impoverita popolazione”. E denuncia comportamenti come “il mancato versamento delle tasse, il contrabbando di merci o il pagamento di tangenti”, chiedendo quindi alle autorità di “varare e applicare le leggi e sanzionare le violazioni”. Riguardo all’amministrazione internazionale della Bosnia e al ruolo dell’Alto rappresentante, nel documento si lamenta il fatto “che i rappresentanti politici dei popoli della Bosnia Erzegovina, la cui responsabilità è limitata, non abbiano la possibilità di agire più attivamente e per ciò stesso non hanno l’obbligo morale di fare di più e di sentirsi responsabili di quello che avviene nella politica e nell’economia”. Per questo si chiede “sufficiente libertà” di agire per avere “la responsabilità di realizzare progetti di vitale o grande importanza per le comunità locali”.