Ricevere l’Eucaristia è "un diritto fondamentale, ma non assoluto", e chi assume "un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale" non può essere ammesso alla comunione eucaristica. A ribadirlo è stato il card. Julian Herranz, presidente del pontificio Consiglio per i testi legislativi, intervenendo ieri pomeriggio alla dodicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. Soffermandosi sullo "stato di grazia" come requisito necessario per ricevere la comunione, Herranz ha sottolineato che la norma citata sopra "riguarda una diversità di situazioni irregolari", che sono però "da seguirsi con amorevole pazienza e sollecitudine pastorale, per cercare di renderli regolari e per evitare che nessun fedele si allontani dalla Chiesa, o si consideri perfino comunicato, per il solo fatto di non ricevere la comunione". Dio qui l’invito ad un "esame di coscienza", in primo luogo da parte dei vescovi, esortati proprio dal Papa nella meditazione iniziale del Sinodo a riscoprire il sacramento della riconciliazione e la pratica della "correzione fraterna". "Dovremmo essere più sensibili alle giuste richieste dei fedeli che esprimono la loro fame di Eucaristia", ha detto il cardinale rivolgendosi ai suoi confratelli: "Molti ha aggiunto si lamentano di non riuscire quasi a trovare confessori pur non mancando sacerdoti in parrocchia -; rilevano abusi liturgici e banalità desacralizzanti nelle celebrazioni eucaristiche; soffrono perché contrariamente alle norme canoniche sul culto pubblico le chiese sono sempre chiuse fuori dalle celebrazioni comunitarie".