” “In Paesi come la Nigeria, dove i cristiani non arrivano all’1 per cento della popolazione, "le donne cristiane che sposano un musulmano sono spesso escluse dalla comunità musulmana e dalla comunità cristiana". La denuncia è venuta oggi da mons. Michel Christian Cartatéguy, vescovo di Niamey (Nigeria), che nel corso della sesta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, tenutasi questa mattina in Vaticano, ha sottolineato che i cristiani in un Paese a maggioranza islamica hanno bisogno di" segni tangibili" della loro di identità, per non essere "reietti in ambito sociale, culturale e religioso". In Nigeria, ha ricordato infatti il presule citando i "numerosi casi" di matrimoni misti islamico-cristiani, "la donna cristiana non può ricevere il sacramento del matrimonio, è difficile per un musulmano accettare un atto cristiano. Essa è dunque definitivamente esclusa dalla comunione sacramentale", e come donna è anche "esclusa dalla comunità musulmana", a meno che non si converta all’Islam. Senza contare l’educazione dei figli: "Se la madre non è integrata nella comunità cristiana ha detto il vescovo sarà la comunità musulmana a prendersene carico, e la comunità cristiana non potrà intervenire" La dottrina della "comunione spirituale", ha concluso mons. Cartatéguy, "non è sufficiente per integrare totalmente queste donne nella comunione ecclesiale": di qui la necessità di chiedersi se "per vivere la comunione nella pienezza occorre comunicarsi.