"Il destino di chi adora queste realtà di morte ha ammonito il Papa riferendosi agli idoli è di diventare simile ad esse, impotente, fragile, inerte". In questa "descrizione dell’idolatria come falsa religione", ha detto infatti il Santo Padre ampliando in alcuni punti a braccio il testo scritto, "è limpidamente rappresentata l’eterna tentazione dell’uomo di cercare salvezza nell”opera delle sue mani’, ponendo speranza nella ricchezza, nel potere, nel successo, in una parola nella materia". "Permangono ancora persone legate all’idolatria", ha ammesso il Papa citando il commento di Sant’Agostino al salmo citato: "anche in un tempo come il nostro, simile all’idolatria", ha poi aggiunto a braccio. Il Salmo 134, dunque, mette in contrapposizione la "fede genuina nel Signore dell’universo e della storia" e l’idolatria, e si conclude con una "benedizione liturgica" che è "una benedizione corale, espressa nella diversità delle voci e nell’umiltà della fede". "La liturgia ha concluso il Papa definendo a braccio queste parole "quasi una definizione della liturgia" è il luogo privilegiato per l’ascolto della Parola divina, che rende presente gli atti salvifici del Signore, ma è pure l’ambito nel quale sale la preghiera comunitaria che celebra l’amore divino. Dio e uomo s’incontrano in un abbraccio di salvezza, che trova il suo compimento proprio nella celebrazione liturgica". "Benediciamo, adoriamo il Signore, il Dio vivo e vero", è la preghiera con cui Benedetto XVI ha terminato a braccio l’udienza.