SACERDOTI STRANIERI: DIOTALLEVI (SOCIOLOGO ROMA TRE), “IL 4% DEL TOTALE”. “UNA ENORME RICCHEZZA”

Rappresentano il 4% dei sacerdoti diocesani presenti in Italia, e nel Lazio, in Umbria e in Toscana la metà di loro non ha più di 40 anni: sono i preti stranieri, oltre 1.200, cui vanno aggiunti i membri delle congregazioni religiose, la cui permanenza sul nostro territorio è regolata da apposite “convenzioni” approvate dalla Cei. E’ uno dei dati emersi da un’indagine sul clero diocesano coordinata da Luca Diotallevi, sociologo dell’Università Roma Tre, e in via di pubblicazione. In un’intervista apparsa sull’ultimo numero di “Popoli”, mensile internazionale dei gesuiti, Diotallevi anticipa alcuni risultati della ricerca precisando che “‘tengono’ in termini vocazionali le regioni come Lombardia, Puglia o Campania dove sono ancora forti un certo sistema di organizzazione parrocchiale o l’associazionismo cattolico”; contano “più sacerdoti stranieri” quelle che già “30 anni fa riempivano i vuoti ‘importando’ sacerdoti dal lombardo-veneto”. Oggi i preti “vengono reclutati” anche dall’estero: in particolare “tramite i rapporti personali tra vescovi e sacerdoti appena ordinati o seminaristi venuti in Italia per studiare”, dando vita ad “un clero di provenienze variegate” che il sociologo definisce “una enorme ricchezza”. Circa un quarto del totale di questi preti viene dall’Africa, in particolare dal Congo; un terzo dall’Unione europea – al primo posto i sacerdoti di origine polacca -; a seguire America latina, Asia, Europa extra Ue, Nord America e Oceania. Secondo l’Istituto centrale per il sostentamento del clero, sono 712 i sacerdoti stranieri operanti nelle parrocchie del Centro Italia, 230 nel Sud e nelle Isole, 109 nel Nord-Est e 92 nel Nord-Ovest.