"Un cristiano che vive dell’Eucaristia, è chiaramente un uomo impegnato a vivere in favore dell’uomo, considerato come fratello". Così mons. Renato Corti, vescovo di Novara e membro della delegazione italiana che partecipa alla XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, spiega in un’intervista rilasciata al Sir, quale conseguenze ha l’Eucaristia nella vita di tutti i giorni. Chi "celebra l’Eucaristia e riceve il corpo di Cristo" dice il vescovo "è chiamato a visibilizzare ciò che Dio è per lui nel rapporto con gli altri, perché l’amore di Dio nasce da un cuore grande, per il quale tutta l’umanità è la famiglia dei suoi figli. E dunque l’immergersi nell’Eucaristia diventa responsabilità e capacità di realizzare una presenza nel mondo che manifesti desiderio di unità e disponibilità ad amare fino al sacrificio. Due cose che costituiscono il dono più grande che si possa fare all’umanità da parte di ciascuno di noi". Parlando dell’allontanamento dei fedeli dalla messa, mons. Corti ha individuato due cause. "La prima ha detto – che è la più grave, è la tentazione di vivere come se Dio non ci fosse". La seconda è quella "di dirsi religiosi e credenti ma sganciando questa esperienza spirituale dalla Chiesa istituzionale e quindi dai luoghi e dai momenti tipicamente ecclesiali, il primo dei quali è proprio la Domenica e la celebrazione della Eucaristia". "Credo ha concluso – che questi dati chiedano che ai fedeli vada offerta una conoscenza più profonda del mistero che ricevono".