“Gli attuali responsabili del vicariato, pur comprendendo che tale sepoltura possa sollevare notevoli perplessità, devono precisare di essere venuti a conoscenza di essa soltanto dopo la morte del card. Ugo Poletti, che la autorizzò, e di non possedere altre informazioni in merito, al di là dell’autorizzazione stessa e di un attestato di mons. Piero Vergari, allora rettore della basilica di S. Apollinare, già resi pubblici dai mezzi di comunicazione”. E’ quanto afferma in una nota diffusa oggi il vicariato di Roma, con riferimento alla vicenda della sepoltura di Enrico De Pedis nelle camere mortuarie sotterranee della basilica di Sant’Apollinare a Roma, avvenuta il 24 aprile 1990, e sulla quale sono ritornati ripetutamente nelle ultime settimane i mezzi di comunicazione. “Non si ritiene d’altronde – prosegue la nota – di dover procedere all’estumulazione, stante l’autorizzazione concessa dall’allora cardinale vicario, oltre che per il rispetto che comunque si deve ad ogni defunto”. “Appare infine infondato – concludono dal vicariato – qualsiasi collegamento tra la scomparsa di Emanuela Orlandi, che ha avuto luogo il 22 giugno 1983, e la sepoltura di Enrico De Pedis in Sant’Apollinare, avvenuta oltre sei anni dopo: questo vicariato comunque per parte sua non si oppone ad eventuali accertamenti in merito”.