Il dialogo interreligioso "può essere una forma di prevenzione dei conflitti". Ma il lavoro teologico deve fare la sua parte per "cercare un linguaggio comune" altrimenti si rischiano fraintendimenti e incomprensioni. Si è aperta con un confronto fra Mona Siddiqui, musulmana da sempre vissuta in Occidente, e padre Thomas Michel, un padre gesuita indonesiano, l’ultima giornata di lavori del convegno internazionale "Nostra Aetate oggi" dedicata al dialogo fra cristianesimo e Islam. "Già il Concilio ha detto padre Michel – ci invitava ad andare oltre la conflittualità che storicamente si è verificata e continua a verificarsi fra le due religioni, per provare a lavorare assieme per la pace e la giustizia sociale. Era questa forse l’indicazione più profetica di Nostra Aetate. Il dialogo interreligioso può essere una forma di prevenzione dei conflitti. Le difficoltà teologiche sono tante. Ci viene incontro la teologia delle religioni di Giovanni Paolo II". "Il lavoro teologico ha aggiunto Mona Siddiqui sta in parte anche nel cercare un linguaggio comune, altrimenti i concetti di base continuano a venire intesi in modo troppo diverso. Tuttavia l’esperienza mi ha insegnato che la fede parla alla fede in molti modi".