” “Uno studio condotto dall’Istituto Kharkiv per le ricerche sociali ha rivelato che il 62,4% di un gruppo di persone precedentemente arrestate dalla polizia era stato sottoposto a maltrattamenti: il 44,6% di queste aveva riportato danni alle braccia, alle gambe o al collo, il 32,8% era stato preso a pugni e calci e il 3,8% era stato torturato con strumenti particolari. I casi segnalati ad Amnesty International dal 2001 al giugno 2005 riguardano detenuti appesi a sbarre metalliche (metodo chiamato lom, barra di blocco), costretti a indossare maschere antigas fino quasi a soffocare (un metodo diffusissimo in tutti i Paesi dell’ex Urss, chiamato slonik, elefante), bastonati e presi a calci o colpiti con altri oggetti, quali libri pesanti (ad esempio, il codice di procedura penale) o bottiglie piene d’acqua, che non lasciano segni sulla pelle. Molte vittime non sporgono denuncia perché hanno paura o non hanno fiducia nel sistema. Chi è ostinato e abbastanza coraggioso da cercare giustizia può subire intimidazioni e rappresaglie. Raramente, le vittime di tortura ottengono un risarcimento. Il rapporto contiene venti raccomandazioni alle autorità ucraine, destinate a rendere efficace la proibizione assoluta della tortura e degli altri maltrattamenti e impedire il fenomeno dell’impunità. “Se il governo ucraino vuole veramente raggiungere un accordo di associazione con l’Unione europea entro il 2007, deve iniziare da subito a riformare il sistema di giustizia penale, sradicare la tortura e assicurare giustizia alle vittime”, conclude il Rapporto di Amnesty international.