“Le forze dell’ordine ucraine usano regolarmente la forza e spesso ricorrono alla tortura per estorcere confessioni e testimonianze ai detenuti”. È la denuncia contenuta in un Rapporto di Amnesty International, diffuso oggi, che descrive l’impunità di cui beneficiano, in Ucraina, gli agenti di polizia responsabili di maltrattamenti e torture. “Un sospetto, un testimone o un passante possono essere a rischio di maltrattamenti e torture da parte della polizia si legge nel Rapporto -. La tortura e gli altri maltrattamenti, di qualunque genere, sono vietati in ogni circostanza dal diritto internazionale. Tuttavia, in Ucraina si indaga raramente sulle denunce di tortura e, quando ciò accade, le inchieste sono molto spesso carenti. Il risultato è che pochi agenti di polizia implicati in torture o maltrattamenti sono puniti ed è infrequente che le vittime ottengano giustizia”. Il Rapporto di Amnesty International mette in luce alcune debolezze del sistema di giustizia penale ucraino, che favoriscono la diffusione della tortura: tra queste, le cattive condizioni dei centri di detenzione preventiva e la mancanza di garanzie per i prigionieri. “Le autorità ucraine ammettono che la polizia abusi dei propri poteri afferma il Rapporto – per chiudere il maggior numero possibile di casi, con qualsiasi mezzo; così facendo, cerca per prima cosa di ottenere la confessione, ricorrendo all’uso della forza. L’operato della polizia è alimentato anche da un alto livello di corruzione: è noto che gli agenti di polizia picchino i detenuti per estorcere loro denaro”. (segue)