“Nelle comunita’ cattoliche di entrambi i continenti cresce la consapevolezza di essere ‘chiesa universale’. Dunque con responsabilita’ mondiali. Anche di questo abbiamo parlato nel meeting fra vescovi europei americani, che si e’ rivelato proficuo. Abbiamo anche ricevuto un invito dalla Conferenza episcopale statunitense ( Usccb). La collaborazione dunque prosegue”. Mons. Josef Homeyer, presidente della Comece, traccia un primo bilancio della tre-giorni di riflessioni e dibattiti che ha riunito a Bruxelles i vescovi del vecchio continente e quelli degli Usa. “A quarant’anni dal Concilio – aggiunge Homeyer – le scenario mondiale e’ profondamente mutato. E in un mondo senza confini non devono esistere barriere, nemmeno tra le chiese. Ecco uno dei motivi di questo incontro, che ha mostrato prospettive di prossime collaborazioni ‘a progetto’. Assieme abbiamo affrontato, ad esempio, la situazione dei Balcani, verso i quali l’Occidente non puo’ restare con le mani in mano”. Secondo il presidente Comece, “tutti i paesi balcanici devono in qualche modo entare nell’agenda delle istituzioni europee, cosi come le chiese devono impegnarsi ad avvicinare i popoli, per costruire la pace nel dialogo”. Medesima attenzione e’ stata riservata alla realta’ africana, rilanciando gli obiettivi del Millennio dichiarati dall’Onu. (segue)