“Il nostro Paese è ancora indietro” per quanto riguarda “l’affermazione della donna nel mondo del lavoro. Oggi non esistono discriminazioni palesi ma culture pervasive che riguardano essenzialmente la maternità. Uno stereotipo duro a morire che impedisce l’avanzamento delle donne nei posti di responsabilità”. Ad affermarlo, Maria Cristina Bombelli, docente Sda (Scuola di direzione aziendale)dell’università Bocconi di Milano, intervenuta al convegno su “La donna e le trasformazioni del lavoro” promosso nei giorni scorsi presso l’ateneo dall’Osservatorio Finetica della Pontificia università lateranense e da Sri (Socially responsible Italia). Concorda Gheula Canarutto, mamma di sei figli e anch’essa docente di Sda Bocconi: "Dopo una lunga serie di ricerche di lavoro senza esito, ho partecipato ad una selezione per una grande azienda. Ho deciso di barare omettendo di essere madre e fingendo di essere nubile. Solo così ho ottenuto il posto". Per Maria Maurizia Iachino Leto di Priolo, presidente di “Save the children”, "le donne che siedono nei Consigli d’amministrazione delle aziende italiane quotate in borsa sono solo il 5%, nella maggior parte mogli o figlie dell’azionista. Per migliorare la governance delle imprese, si deve invece capire che le donne portano un contributo diverso, e c’è un vantaggio ad aprire alle donne". Anche perché, ha dichiarato Elisabetta Lunati, responsabile direzione Affari legali Banca Intesa, “le donne hanno qualche marcia in più ricorrendo alle loro innate capacità di comunicare e manifestare passioni. Qualità che nel mondo del lavoro hanno il loro peso".