PROLUSIONE CARD. RUINI: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
Ha, come sempre, parlato chiaro e sereno il Cardinal Ruini, nella sua prolusione al Consiglio Permanente della Cei. In particolare sul tema, ritornato di attualità dopo lo scambio di lettere Prodi-Grillini, dei Pacs. Ha detto ancora una volta un "sì" convinto alla famiglia e ovviamente ha ripetuto un convinto "no" a forme di riconoscimento istituzionale di unioni di fatto o unioni omosessuali che si vorrebbero configurare come un "piccolo matrimonio".
Moltissime e vivacissime le reazioni: ma la vecchia e stantìa polemica contro le pretese "ingerenze" ha avuto uno spazio sostanzialmente marginale. Perché in gioco, su queste delicatissime frontiere, non c’è lo spazio di potere della Chiesa o dello Stato, di questo o di quello schieramento partitico, ma c’è in gioco l’uomo: non si tratta di difendere "interessi cattolici", ma il bene dell’uomo.
Lo stesso cardinale Ruini, in apertura della settimana sociale di Bologna, lo aveva ribadito: quello che hanno rappresentato la questione sociale nel XIX e la questione della democrazia nel XX secolo, è la "questione antropologica". La posizione della Chiesa, dei cattolici, non può che essere altrettanto decisa e precisa. Affermare allora con chiarezza e serenità alcuni dati semplici, che tra l’altro corrispondono al comune sentire, alla realtà della vita, come l’identità del matrimonio, del maschio e della femmina, è allora molto importante. Grandi potenzialità si aprono per le scoperte della scienza e della tecnica. Occorre però saperle padroneggiare ed utilizzare per il bene delle persone. Questo significa saper cogliere il limite e orientare lo sviluppo. Non è vero, come una insinuante ideologia sostanzialmente materialista sostiene che tutto è equivalente, tutto è disponibile per una libera scelta. Il papa Benedetto XVI in questo senso a Colonia ha tracciato un bel programma per i giovani, senza distinzioni. Parlare chiaro, ribadire con serena determinazione la lezione della vita e dell’esperienza, come ha fatto il presidente della Cei, diventa così concretamente porsi in sintonia con il sentire popolare: d’altra parte il porporato non da oggi sottolinea "la saggezza del popolo italiano e la sua attenzione ai valori portanti della convivenza". Qui sta il punto, nel complesso passaggio non solo dell’Italia, ma dell’Europa e del mondo contemporaneo. Lo si può ben affrontare con chiarezza e pacatezza, trovando un sicuro orientamento nella bussola dei grandi principi umani e cristiani che fanno l’identità dell’Italia. Perché l’Italia, anziché affannarsi a "copiare" esperienze già assai criticate ed all’atto pratico non certo risolutive, non può percorrere una propria strada, coerente e dunque efficace, diventando a sua volta un caso esemplare, un sicuro riferimento per tanti?