” ““Nulla è più responsabile del mettersi a pregare”: è questa la “convinzione che frère Roger ci ha lasciato e che vorremmo condividere con i giovani che accogliamo”. Lo ha detto questa sera frère Alois della Comunità di Taizé, intervenendo alla cerimonia conclusiva del 19° Incontro internazionale per la pace promosso a Lione dalla Comunità di S.Egidio. “La preghiera non ci distoglie dalle preoccupazioni del mondo; al contrario ce ne rende responsabili” ripeteva l’anziano fondatore di Taizé, ucciso di recente da una squilibrata. Frère Roger, ha ricordato ancora il confratello, affermava che la pace “comincia da noi stessi, dallo sforzo di comprendere gli altri piuttosto che di essere compresi”. Durante la cerimonia conclusiva dell’incontro è stata fatta memoria del sessantesimo anniversario di Auschwitz e Hiroshima per voce di due sopravvissuti. E’ dalla “constatazione di gesti di solidarietà e di amicizia che abbiamo potuto trovare la forza di sopravvivere anche al ritorno” dagli orrori della “morte organizzata”: Benjamin Orenstein, ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz, dopo “aver ritrovato la fiducia nell’altro”, accompagna gruppi di adolescenti a visitare il lager per “sensibilizzarli al rispetto delle differenze e al dialogo”. “Noi, uomini e donne di fede, dobbiamo lavorare insieme per costruire un futuro di pace e chiedere l’immediata abolizione delle armi nucleari” ha detto Kojun Handa, buddista tendai rievocando le esplosioni delle bombe atomiche a Hiroshima il 6 agosto e a Nagasaki il 9 agosto 1945.