” “”La nuova Costituzione irachena si ispira a due principi diversi ed è tutto da dimostrare che essi possano venire armonizzati. L’art.2 mostra chiaramente questa contrapposizione: esso afferma che non potrà essere approvata alcuna legge che sia contraria alle norme islamiche ed ai principi della democrazia”. E’ quanto afferma in un’intervista al Sir (on line su old.agensir.it) Silvio Ferrari, docente di diritto ecclesiastico e canonico all’università di Milano ed esperto di diritto islamico. Parlando del testo costituzionale dell’Iraq il docente sottolinea che “la democrazia vuole che i cittadini abbiano uguali diritti e doveri mentre, per fare un solo esempio, il diritto islamico confina i non musulmani in una posizione di inferiorità. Detto questo, – aggiunge – va riconosciuto che la nuova costituzione irachena presenta alcuni elementi positivi ed innovativi”. Questi vanno ricercati in quegli articoli che escludono “qualsiasi coercizione in materia religiosa (art.35)” e “assicurano non soltanto la libertà di professare e praticare la propria religione ma anche l’autonomia delle comunità religiose nel governo dei propri affari (art.40)”. Tuttavia, ad avviso di Ferrari “la libertà di religione trova un limite nell’affermazione che “la Costituzione garantisce l’identità musulmana della maggioranza del popolo iracheno” (art.2). Circa i timori della minoranza cristiana sull’introduzione della Sharia Ferrari conclude che “in materia penale l’applicazione della Sharia sembra preclusa dalle norme che tutelano l’integrità e la dignità della persona”.