INTERCETTAZIONI: MILONE (UCSI), BASTANO LE LEGGI IN VIGORE PER "TUTELARE A SUFFICIENZA TUTTI"

"Non bisogna mai avere paura della libertà di stampa. Ma contemporaneamente non si può non porre in evidenza il bisogno impellente di chiari riferimenti alla responsabilità etica di chi lavora nel campo dell’informazione e della comunicazione. Il carcere per i giornalisti rischia di rappresentare un grave vulnus al diritto costituzionale all’informazione e rischia di colpire solo l’ultimo tassello di una catena informativa che ha nel potere giudiziario il più delle volte la fonte primaria, spesso manovrata con strumentalità, delle notizie". Massimo Milone, presidente nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), commenta così la notizia del disegno di legge di riforma degli articoli di procedura penale sulle intercettazioni, che prevede da uno a tre anni di carcere per chi pubblica il contenuto delle intercettazioni telefoniche. "Come giornalista e come cattolico – osserva Milone – ricordo a me stesso che dietro a ogni avvenimento di cronaca o indagine giudiziaria c’è sempre una persona, ci sono molteplici sensibilità, ci sono storie complesse. E c’è un contesto nel quale calare casomai stralci di intercettazioni o notizie ‘soffiate’". (segue)