Sulla questione delle intercettazioni, incombe il "sospetto" di un "provvedimento-tampone" che colpisce solo "un frammento dell’intero sistema", e rischia di "limitare eccessivamente il diritto del’opinione pubblica ad essere informata, che è alla base della democrazia". Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, commenta in questi termini al Sir il disegno di legge di riforma della disciplina delle intercettazioni all’esame del Consiglio dei ministri. Oltre ad aumentare le pene e le ammende per chi pubblica atti o documenti di cui sia vietata la pubblicazione, il ddl in questione prevede la condanna da uno a tre anni di carcere per chi pubblica il contenuto di intercettazioni "di conversazioni o di comunicazioni". "C’è il sospetto commenta Colombo che il ddl nasca sotto l’onda emotiva del momento, e perda così di vista il quadro generale, che è quello del difficilissimo equilibro, ancora da definire, tra la difesa dei diritti civili e la repressione dei reati. Da un lato c’è l’esigenza di essere più sicuri, come nella lotta al terrorismo, dall’altro occorre garantire il diritto alla privacy e alla riservatezza. Insistere sul ruolo dei giornalisti, o di chi divulga questo tipo di informazione, è un’operazione inutile e sospetta". Senza contare il ruolo dell’opinione pubblica, di cui i giornalisti sono i "garanti": "I cittadini hanno il diritto di vigilare sull’andamento della cosa pubblica. Bisogna fare attenzione a non limitare eccessivamente il diritto dell’opinione pubblica ad essere informata".