"Il luogo della ‘montagna santa’ nella storia delle chiese ortodosse di Bulgaria e Serbia è molto specifico e anche molto differente per le due nazioni balcaniche. I primi segni della presenza di monaci slavi sul Monte Athos appaiono prima della fine del X secolo". Kyrill Pavlikianov, docente dell’Università di Sofia, ha parlato in mattinata della "millenaria tradizione dei monasteri" che caratterizza nel profondo la religiosità dei due paesi oggetto di studio della XXVII settimana europea a Villa Gagnola di Gazzada (Varese). L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Paolo VI, si concluderà sabato 3 settembre. Pavlikianov ha preso le mosse dalla vicenda del primo monaco di cui si ha traccia, Paolo di Stogoretsi, che "nel 982 mette la sua firma sotto un documento dei cittadini di Hierissos, una piccola città accanto al Monte Athos". L’analisi dello studioso bulgaro è dunque risalita nei secoli: secondo il relatore, l’evangelizzazione del Balcano meridionale deve molto alla presenza spirituale e liturgica dei monasteri e alla loro attività culturale per formare le identità nazionali. Tra "le chiese ortodosse di Bulgaria e Serbia e il Monte Athos esiste secondo Pavlikianov un vero e proprio cordone ombelicale".” ”