“Tristezza e perplessità”: sono queste le reazioni di don Filippo Urso, responsabile della Pastorale sanitaria della Conferenza episcopale pugliese, alla notizia che nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce è stata avviata la somministrazione della pillola abortiva Ru 486. “Sono cinque le donne salentine, tra i 25 e i 42 anni, ad avere usufruito della metodica farmacologia – osserva – ma non si dice nulla se per queste donne prima sono stati messi in atto percorsi di accompagnamento e sostegno al fine di evitare l’aborto; né si dice se hanno loro evidenziato il valore intrinseco e la ricchezza della loro sessualità e maternità”. “Ciò che si capisce è che si sta rendendo sempre più come contraccettiva una mentalità che è invece abortiva. Non sarebbe ora di concretizzare adeguate politiche familiari e sanitarie?”, si chiede Urso. “Dal punto di vista clinico prosegue – non si dicono le ragioni per le quali si è scelto l’aborto farmacologico rispetto a quello chirurgico, si dice invece che per questo tipo di aborto si impiegheranno 13 giorni dalla somministrazione della pillola fino al controllo ecografico. Dinanzi a questi tempi lunghi, si evidenzia con un netto contrasto la tempestività con la quale i responsabili di questa iniziativa hanno voluto essere i ‘primi’ nel Sud Italia in quanto a ‘povertà di umanità’: sì, perché per questi piccoli mai nati non saranno più loro tutte le storie del mondo che sono anche storie di vita e di amore”.